
"Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e la sua libertà"... Queste le parole del nostro presidente del Consglio Silvio Berlusconi, e infatti i "barconi" di immigrati (come li chiama lui) sono stati rispediti al mittente.
Cronaca di una operazione annunciata, il ministro dell'Interno italiano Roberto Maroni, infatti, in adesione alle richieste congiunte di Italia, Cipro, Malta e Grecia all'Ue per combattere l'immigrazione clandestina, le mette in atto.
Tra le proposte delle quattro nazioni: il rafforzamento di operazioni nel Mediterraneo
e di operazioni complementari come le riammissioni. Ma anche la richiesta che, in occasione
di salvataggi in mare, altri membri dell'Ue si assumano la responsabilità a lungo termine delle persone soccorse.
Ma allora perchè tanto rumore? Perchè la lettera di "grave preoccupazione" dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) al governo italiano?
La voce guida dell'Onu per quanto concerne i rifugiati chiede infatti alle autorità italiane di "riammettere quelle persone rinviate dall'Italia ed identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale. […] Inoltre la politica ora applicata dall'Italia mina l'accesso all'asilo nell'Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento" (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati.
"Il principio di non respingimento - ha detto il portavoce dell'Unhcr Ron Redmond, citando la Convenzione del 1951 sui rifugiati - non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, in alto mare incluso".
Il portavoce ha ricordato poi che la Libia non ha firmato la Convenzione del 1951 e che non vi sono quindi garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla in Libia.
E le persone che avrebbero diritto a tale protezione ci sarebbero su quei “barconi”, e si tratta ad esempio di genti provenienti dalla Somalia e dall'Eritrea.
Dopotutto però sono fiduciosa che la situazione si possa risolvere al meglio perché c’è qualcuno di importante che si prende la responsabilità politica e morale di dare asilo a persone la cui terra ha donato (e continua a farlo)l unghe guerre e continua instabilità politica…"Non credo che ci sia nessuno che avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia possa dire di non essere stato accolto"…parole queste del nostro presidente del Consiglio… e se lo dice lui…vedremo…
Cronaca di una operazione annunciata, il ministro dell'Interno italiano Roberto Maroni, infatti, in adesione alle richieste congiunte di Italia, Cipro, Malta e Grecia all'Ue per combattere l'immigrazione clandestina, le mette in atto.
Tra le proposte delle quattro nazioni: il rafforzamento di operazioni nel Mediterraneo
e di operazioni complementari come le riammissioni. Ma anche la richiesta che, in occasione
di salvataggi in mare, altri membri dell'Ue si assumano la responsabilità a lungo termine delle persone soccorse.
Ma allora perchè tanto rumore? Perchè la lettera di "grave preoccupazione" dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) al governo italiano?
La voce guida dell'Onu per quanto concerne i rifugiati chiede infatti alle autorità italiane di "riammettere quelle persone rinviate dall'Italia ed identificate dall'Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale. […] Inoltre la politica ora applicata dall'Italia mina l'accesso all'asilo nell'Unione europea e comporta il rischio di violare il principio fondamentale di non respingimento" (non refoulement) previsto dalla Convenzione del 1951 sui rifugiati.
"Il principio di non respingimento - ha detto il portavoce dell'Unhcr Ron Redmond, citando la Convenzione del 1951 sui rifugiati - non conosce limitazione geografica e gli Stati sono obbligati a rispettare questo principio ovunque esercitano la loro giurisdizione, in alto mare incluso".
Il portavoce ha ricordato poi che la Libia non ha firmato la Convenzione del 1951 e che non vi sono quindi garanzie che le persone bisognose di protezione internazionale possano trovarla in Libia.
E le persone che avrebbero diritto a tale protezione ci sarebbero su quei “barconi”, e si tratta ad esempio di genti provenienti dalla Somalia e dall'Eritrea.
Dopotutto però sono fiduciosa che la situazione si possa risolvere al meglio perché c’è qualcuno di importante che si prende la responsabilità politica e morale di dare asilo a persone la cui terra ha donato (e continua a farlo)l unghe guerre e continua instabilità politica…"Non credo che ci sia nessuno che avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia possa dire di non essere stato accolto"…parole queste del nostro presidente del Consiglio… e se lo dice lui…vedremo…
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